la grande finestra
Ero seduta davanti a me quella grande finestra. Avevo un paesaggio sì, ma non andava da nessuna parte. Potevo godermi le albe, i tramonti, le frasche eppure dentro di me tutto rimaneva grigio, impassibile, decomposizione. Cosa rende infelice una persona come me? Ho iniziato a riflettere su come viviamo le nostre vite, su cosa troviamo interessante e soprattutto le nostre disperazioni. Il legame sterile con la natura, con gli animali, con il cibo e gli eventi naturali. Una danza al centro commerciale come brivido nel ventre, eppure un gran silenzio nelle mura delle nostre case. Mi mancava tutto, la frenesia mi aveva consumata come le scarpe di un ballerino intraprendente. Ero stanca ma la fiamma era accesa, le luci puntate come pistole e dovevo, ormai si trattava solo di doveri, dovevo esibirmi al vivere. Con le mani nella terra mi ritagliavo dei momenti, pensavo alla natura stessa ed il corso delle cose. Stavo cercando nelle radici, letteralmente, le mie radici, come essere umano. L'impresa era complessa ma riuscivo a strapparmi ancora qualche sorriso. Così piantavo semi precedente seminati, ne osservavo la maturazione ed a loro pensavo. L'incubo era intorno a me come quella stessa recinzione. Non avrei mai desiderato un giorno di essere capace di incredibili giochi di magia, fin tanto da confondere la libertà con una prigione. Eppure mi dava sollievo anche solo l'impressione vaga dei primi tempi, ma a ripensarci oggi tremo ancora dal terrore per gli ultimi momenti. Di solito i racconti hanno sempre un filo di amore e l'unico amore che ho conosciuto era un ragazzino e le sue lentiggini. Il resto era ingordigia e cattiveria, sofferenza ed inganno a dismisura. Gente che come direbbe qualcuno "non saprebbe riconoscere un angelo nemmeno se gli volasse addosso". Vantavano di sapere tutto e io ad ogni pezzo che vedevo crollare, provavo disappunto e un'infinita tristezza per chi vive una vita morta ancor prima di aprire gli occhi. L'ho appena detto, ogni racconto parla d'amore, ma questo no, questo dell'amore ne è il funerale. Fumavo molta erba e questo ha ammorbidito i ricordi. La cronologia è danneggiata, i dettagli miseri e scarni. Ricordo che prima delle mie attività all'aperto ne furono diverse al chiuso. Cucinavo e provavo tramite le mie mani a ridarmi al mondo. Dove ero stata prima di arrivare lì? Non me ne sarei mai andata nei primi momenti. Negli anni avevo sempre provato sentimenti fortissimi per alcuni luoghi ed alcune persone, ne avevo tracciato un segno distintivo nei ricordi. Avevo fantasticato, provato mancanze inspiegabili e una fiducia estrema, estrema. Quindi ero lì nel momento più basso della mia vita. Seduta su quel letto, in quella stanza piena di spifferi che sembrava di dormire all'aperto. Ero lì a fissare le mie fotografie sulle pareti e la mia solitudine. Uno può fare di tutto per consolarsi, credo che questo sia alla base di tanti sbagli lunghi anni. Però non funziona. La verità è che sì, a volte si è fortunatissimi, altre volte la vita riserva certe stronzate da cui sarebbe saggio allontanarsi. Io non me lo aspettavo, che ne sapevo? Il mondo senza di lui non mi sembrava certamente lo stesso. Ero abituata a camminare sotto la sua spalla come un ombra.
Le persone peggiori sono quelle che non si bastano e accecate delle loro insicurezze credono fermamente che nemmeno agli altri basterebbero, così si rinnovano. Guerre interiori a livelli intensi e a fuori a malapena si capisce qualche informazione fondamentale. A me dispiaceva. Penso di aver fatto il possibile per questa faccenda, ma la verità è che lì c'ero io e me la sono dovuta sbrigare due volte.
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