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Visualizzazione dei post da dicembre, 2020

la panchina

L'idea comune comprende il primo, ed unico, incontro. La prima, ed unica, conoscenza. Mi interrogo e arricchisco il significato. Sarà la mia personale impressione di metamorfosi continua, ma credo che ci si possa incontrare e conoscere diverse volte in maniera, appunto, differente. Siamo gli stessi nomi e cognomi, teniamo stretti i documenti di tutta una vita ma eccoci di nuovo sconosciuti. La memoria si azzera come il conto alla rovescia l'ultimo dell'anno, ed è una cosa che ci appartiene anche se le nostri menti sono infinite. Tu ricordi un abbraccio da cui sono scappata via velocemente, io nemmeno ricordo l'intera giornata e qualcosa ci tiene insieme da sempre. Avremo pestato mille volte gli stessi marciapiedi senza accorgerci della nostra reciproca esistenza. Vivere è un sistema chiuso o lo è il nostro balcone sulla stirpe sociale che ci lascia e ci riprende come il fiato di un uomo che sta per annegare?  Le certezze possono nascere solo dai dubbi. Ce ne sono stati ...

la cultura pop

Un passo indietro. Prima di questo. Persi la testa. Volevo fuggire così lontano e non ascoltavo nessuna delle mie sensazioni, che in certi casi andrebbero considerate come suggerimenti. Trovai come soluzione quella di occuparmi il tempo con alcune fissazioni. Le mie domande sulla natura e sulla vita addomesticata sfociarono nel mistico. Iniziai a pensare che la cultura pop nascondesse in un insieme di simbolismi la vera storia di noi esseri umani e qualche profezia sul nostro futuro. Analizzavo prevalentemente canzoni, ma anche film e libri che erano diventati estremamente famosi. I miei collegamenti sembravano non poter finire e l'angoscia di tutto quello che avevo sentito nell'ultimo anno mi aveva allontanata da ogni genere di certezza. Una sera sentii delle voci mentre ero in bagno e in un certo modo parlai con loro, io pensavo a qualcosa e sentivo il mio pensiero riprodursi ma con una voce a me estranea. Stavo mangiando il mio stesso stomaco, probabilmente il mix tra soffer...

la spazzatura

Davanti allo specchio guardavo le linee del mio corpo diventate ormai pulite. Niente eccessi solo forme quasi perfette, raggi a giusta distanza. Me la ridevo pensando a quella frase clichè "ciò che non uccide fortifica" e nel mio caso mi aveva portato a una bellezza inaspettata. Avevo perso tutto il peso che non mi apparteneva e mi sentivo stranamente leggera. Guarda, avrò sofferto per qualcosa. Ma in quel momento non sapevo che sarebbe stata solo la prima fase di una perdita molto più consistente. Ciondolavo. Nelle settimane successive persi il controllo del mio appettito, era lui che dettava il ritmo lento del suo lascito nei miei pasti. Una penna di pasta diventava un ostacolo estremo e trovavo nel masticare qualcosa di nauseabondo. Nuovamente davanti allo specchio pensavo a quanto questa condizione fisica rispecchiasse il mio contesto snaturato che trovavo rivoltante. Mi restavano ancora delle forze, quelle sufficienti per fingere ancora un pochino di aver un ruolo in tut...

il cancello

Dava problemi da un po'. Una sera tornando a casa, tentai di aprirlo ed ebbe un cortocircuito. Rimase così settimane, rotto e spalancato. A nessuno importava davvero, altrimenti si sarebbero verificati eventi diversi. Cosa poteva essere una piazzata disperata tra urla e severità per richiederne il recupero? Dopotutto era pane quotidiano, ma si trattava di dare un movimento, una svolta e una vita casa e lavoro, non vuole essere disturbata. Passavo molto tempo in casa e spesso mi ritrovai a chiedermi come mai a nessuno importasse. Ne calcolavo i pericoli e in me si faceva spazio una grande paura, la paura che mi ritrovai inaspettatamente a vivere sul serio, non più come ipotesi. Pensavo ai cani ed al delicato equilibrio di quel enorme castello dove ero immobile. Tutto poteva crollare, tutto stava crollando ed io conservavo giusto qualche bagliore di lucidità, ma ormai ero spenta ed arresa. Se io non fossi uscita con chi sa chi quella sera, non sarebbe successo. La mia presenza è stat...

la grande finestra

Ero seduta davanti a me quella grande finestra. Avevo un paesaggio sì, ma non andava da nessuna parte. Potevo godermi le albe, i tramonti, le frasche eppure dentro di me tutto rimaneva grigio, impassibile, decomposizione. Cosa rende infelice una persona come me? Ho iniziato a riflettere su come viviamo le nostre vite, su cosa troviamo interessante e soprattutto le nostre disperazioni. Il legame sterile con la natura, con gli animali, con il cibo e gli eventi naturali. Una danza al centro commerciale come brivido nel ventre, eppure un gran silenzio nelle mura delle nostre case. Mi mancava tutto, la frenesia mi aveva consumata come le scarpe di un ballerino intraprendente. Ero stanca ma la fiamma era accesa, le luci puntate come pistole e dovevo, ormai si trattava solo di doveri, dovevo esibirmi al vivere. Con le mani nella terra mi ritagliavo dei momenti, pensavo alla natura stessa ed il corso delle cose. Stavo cercando nelle radici, letteralmente, le mie radici, come essere umano. L...