la cultura pop
Un passo indietro. Prima di questo. Persi la testa. Volevo fuggire così lontano e non ascoltavo nessuna delle mie sensazioni, che in certi casi andrebbero considerate come suggerimenti. Trovai come soluzione quella di occuparmi il tempo con alcune fissazioni. Le mie domande sulla natura e sulla vita addomesticata sfociarono nel mistico. Iniziai a pensare che la cultura pop nascondesse in un insieme di simbolismi la vera storia di noi esseri umani e qualche profezia sul nostro futuro. Analizzavo prevalentemente canzoni, ma anche film e libri che erano diventati estremamente famosi. I miei collegamenti sembravano non poter finire e l'angoscia di tutto quello che avevo sentito nell'ultimo anno mi aveva allontanata da ogni genere di certezza. Una sera sentii delle voci mentre ero in bagno e in un certo modo parlai con loro, io pensavo a qualcosa e sentivo il mio pensiero riprodursi ma con una voce a me estranea. Stavo mangiando il mio stesso stomaco, probabilmente il mix tra sofferenza, chetoacidi e droga stava creando un cocktail schizofrenico. Lo chiamai anche per questo, avevo delle domande anche per questo vivere così obliquo. Il mondo secondo me era governato da elementi estranei alla scienza, più profondi e certamente intuibili da osservazioni parziali. Tutto il concreto era superfluo, inesistente. La cronologia del mio cellulare era delirante.
Un giorno ricevetti una richiesta di aiuto. Risposi e dopo aver fatto la mia parte ed essermi divertita mi trovai al mio luogo di nascita e creazione. Ero al maneggio, con gli odori più familiari di sempre. Mi ritrovai con due gatti neri in braccio, sotto ad un castagno, e davanti a me un campo in sabbia. Le loro fusa, furono come un defibrillatore per mia depressione ormai inoltrata. In quel momento, vicina a queste bestie custodi, mi resi conto che volevo vivere e che volevo vivere davvero. Mi ricordai della mia profonda gioia e non la lasciai più andare. La mia direzione era sicuramente stabilita, come quando capisci se andare verso sud o verso nord, ma ancora ti manca la strada da percorrere. Non importava, pensavo "per oggi questo è già un grosso traguardo, domani mi organizzo" e fu esattamente quello che cercai di fare. Se il grosso problema era iniziare, lo avevo superato quel giorno, perché nei parallelismi delle diverse parti dell'esistenza, qualche linea nuova era stata tracciata. Tutte le streghe avevano almeno un gatto nero. Sorridevo.
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