due passi alla volta
Più ti sforzi di ricordare e sicuramente ti rendi conto di aver dimenticato oltre a ciò che credevi di aver dimenticato. A me è successo così, in questa epoca dove nei corsi digital ti viene insegnata la malinconia, perché non ci è rimasto molto altro in cui sentirci liberi.
Io oggi ho ricordato, di aver dimenticato, che negli ultimi anni non mi era mai successo di fare un compromesso senza martiri. Di fare pace, perché da ogni lato coinvolto si desiderasse la pace più che la guerra oltre ogni tentativo di diplomazia povera. Essere in pace, scopare sorridendo, farsi un pianto e fare la spesa, senza vittime a scalfirsi nell'orologio del tempo che passa.
A volte qualcuno scappava, a volte il timore mi rendeva silenziosa e rumorosa come una radio scassata, a volte si continuava ad essere vicini ma lontani giorni lunghissimi. A misurare le distanze c'erano le urla, i risentimenti e il deserto di ogni sensazione. Come il cactus, che se va bene, una volta l'anno regala un fiore, ho passato il resto del tempo morto con molte persone.
Perché non credere più nella forza dei legami? Un legame si può uccidere solo da dentro. Quando getti la spugna ma sei un codardo che non sa come liberarsi della carcassa, lì finisce tutto. Finisce quando la sera non annusi più i suoi capelli perché quando era il momento di parlare sei uscito a comprare le sigarette o sei rimasto cambiando argomento, ingoiando il rospo. I rapporti non hanno una data di scadenza, siamo noi a realizzarne il compiuto. Come esseri umani sono le nostre opere e ci impegniamo molto, ma quale pittore ha mai amato la pittura continuando a dubitare di sé stesso? In maniera profonda e impercettibile, noi lo abbiamo vissuto.
Ma oggi ho capito che a volte ci si può amare abbastanza per spingersi fino al dolore reciproco. Ad accogliere, nuovo fratello di amare. La felicità era sempre nel stesso posto. Mentre io, invece, mi ero resa cieca alla sua presenza a causa di un abissale sconforto.
Ci vuole pazienza, ma anche tanto coraggio.
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