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scrivere d'amore

Amarsi può diventare un puzzle. si inizia sempre dai bordi, ciò che lo racchiude. nonostante io non sia una gran appassionata, credo alla storia che questa sia la strategia più efficace. più passa il tempo e più la difficoltà aumenta, guidati dall'aspettativa, dal disegno che dovrebbe avere, scaviamo tra mille pezzi, li ordiniamo, li confrontiamo. perdiamo tutto, usiamo ogni nostra risorsa. ma una volta raggiunti alcuni risultati dovrebbe tornare ad essere semplice, a ridursi il numero, e con esso il nostro compito. poi ci sono gli imprevisti: il pezzo mancante, la frustrazione, ci potremmo rendere conto che odiamo quel maledetto disegno o questo maledetto gioco. A volte capita di lasciar perdere. a volte fa proprio bene. Però capisco che una volta provato, dopo tanti tentativi, si impara sempre meglio. e questo non si può lasciar perdere. il gusto cambia quando sappiamo dove andare, il gusto cambia quando ormai conosciamo i luoghi intimi dove spostare l'attenzione e se questo ...

la porta

"Hai vissuto un incubo che non è ancora finito" queste sono le parole della mia doc.  io pensavo fosse tutto concluso, visto gli enormi progressi e cambiamenti. ma dentro di me, resta un freddo inverno, buio e poco conciliante.  la scorsa sera qualcuno ha bussato alla mia porta, quella di casa. non era un sogno, è successo e basta. ho speso minuti di terrore indecisa tra un tentativo di accettazione dell'imminente pericolo e forse morte, a quello di agire nella coscienza e salvarmi la pelle.  non è successo niente, chiunque sia stato se n'é andato in tempo lasciando solo questa memoria. avrei avuto bisogno di sentirmi di nuovo forte, capace, di perdere il timore di perdere tutto.  ma a quanto pare la mia vita al momento offre incertezze, instabilità invisibili e richiede continue cure. "La paura alimenta il lato oscuro" - a questo penso spesso, a questo ho pensato quella sera. infondo siamo tutti vulnerabili, e non importa se ce lo ricordiamo continuamente. ...

due passi alla volta

Più ti sforzi di ricordare e sicuramente ti rendi conto di aver dimenticato oltre a ciò che credevi di aver dimenticato. A me è successo così, in questa epoca dove nei corsi digital ti viene insegnata la malinconia, perché non ci è rimasto molto altro in cui sentirci liberi. Io oggi ho ricordato, di aver dimenticato, che negli ultimi anni non mi era mai successo di fare un compromesso senza martiri. Di fare pace, perché da ogni lato coinvolto si desiderasse la pace più che la guerra oltre ogni tentativo di diplomazia povera. Essere in pace, scopare sorridendo, farsi un pianto e fare la spesa, senza vittime a scalfirsi nell'orologio del tempo che passa. A volte qualcuno scappava, a volte il timore mi rendeva silenziosa e rumorosa come una radio scassata, a volte si continuava ad essere vicini ma lontani giorni lunghissimi. A misurare le distanze c'erano le urla, i risentimenti e il deserto di ogni sensazione. Come il cactus, che se va bene, una volta l'anno regala un fiore, ...

noi ci diciamo tutto

Noi ci diciamo tutto Quante persone ci hanno tenuto all'amo? Succede spesso e capita a tutti di investire tempo ed energie in legami irrealizzabili. Eppure la speranza ci sembra sempre un'amica leale che tutti noi non dovremmo farci sfuggire, come questi imbecilli che si sono divertiti a giocare a ping pong con il nostro cuore. Mi sono resa conto che questa sensazione di "vicina distanza" rimane una sfumatura tra una caccia di pesca dove ci lasciamo trascinare, a quel preciso istante in cui non c'è più motivo di continuare ma lasciamo l'amo immerso lo stesso. Internet ha reso possibili matrimoni, raccolte fondi emozionanti, ha fatto in modo che quasi l'intero pianeta usufruisse di un enciclopedia... non ha mai smesso di alimentare le nostre speranze.  Ci ha dato la possibilità di vivere di ombre, di continuare a ricevere aggiornamenti di qualcuno che avremmo desiderato e tutt'ora desideriamo. Possiamo scambiare qualche parola, interagire e ricordarci r...

la panchina

L'idea comune comprende il primo, ed unico, incontro. La prima, ed unica, conoscenza. Mi interrogo e arricchisco il significato. Sarà la mia personale impressione di metamorfosi continua, ma credo che ci si possa incontrare e conoscere diverse volte in maniera, appunto, differente. Siamo gli stessi nomi e cognomi, teniamo stretti i documenti di tutta una vita ma eccoci di nuovo sconosciuti. La memoria si azzera come il conto alla rovescia l'ultimo dell'anno, ed è una cosa che ci appartiene anche se le nostri menti sono infinite. Tu ricordi un abbraccio da cui sono scappata via velocemente, io nemmeno ricordo l'intera giornata e qualcosa ci tiene insieme da sempre. Avremo pestato mille volte gli stessi marciapiedi senza accorgerci della nostra reciproca esistenza. Vivere è un sistema chiuso o lo è il nostro balcone sulla stirpe sociale che ci lascia e ci riprende come il fiato di un uomo che sta per annegare?  Le certezze possono nascere solo dai dubbi. Ce ne sono stati ...

la cultura pop

Un passo indietro. Prima di questo. Persi la testa. Volevo fuggire così lontano e non ascoltavo nessuna delle mie sensazioni, che in certi casi andrebbero considerate come suggerimenti. Trovai come soluzione quella di occuparmi il tempo con alcune fissazioni. Le mie domande sulla natura e sulla vita addomesticata sfociarono nel mistico. Iniziai a pensare che la cultura pop nascondesse in un insieme di simbolismi la vera storia di noi esseri umani e qualche profezia sul nostro futuro. Analizzavo prevalentemente canzoni, ma anche film e libri che erano diventati estremamente famosi. I miei collegamenti sembravano non poter finire e l'angoscia di tutto quello che avevo sentito nell'ultimo anno mi aveva allontanata da ogni genere di certezza. Una sera sentii delle voci mentre ero in bagno e in un certo modo parlai con loro, io pensavo a qualcosa e sentivo il mio pensiero riprodursi ma con una voce a me estranea. Stavo mangiando il mio stesso stomaco, probabilmente il mix tra soffer...

la spazzatura

Davanti allo specchio guardavo le linee del mio corpo diventate ormai pulite. Niente eccessi solo forme quasi perfette, raggi a giusta distanza. Me la ridevo pensando a quella frase clichè "ciò che non uccide fortifica" e nel mio caso mi aveva portato a una bellezza inaspettata. Avevo perso tutto il peso che non mi apparteneva e mi sentivo stranamente leggera. Guarda, avrò sofferto per qualcosa. Ma in quel momento non sapevo che sarebbe stata solo la prima fase di una perdita molto più consistente. Ciondolavo. Nelle settimane successive persi il controllo del mio appettito, era lui che dettava il ritmo lento del suo lascito nei miei pasti. Una penna di pasta diventava un ostacolo estremo e trovavo nel masticare qualcosa di nauseabondo. Nuovamente davanti allo specchio pensavo a quanto questa condizione fisica rispecchiasse il mio contesto snaturato che trovavo rivoltante. Mi restavano ancora delle forze, quelle sufficienti per fingere ancora un pochino di aver un ruolo in tut...