il cancello
Dava problemi da un po'. Una sera tornando a casa, tentai di aprirlo ed ebbe un cortocircuito. Rimase così settimane, rotto e spalancato. A nessuno importava davvero, altrimenti si sarebbero verificati eventi diversi. Cosa poteva essere una piazzata disperata tra urla e severità per richiederne il recupero? Dopotutto era pane quotidiano, ma si trattava di dare un movimento, una svolta e una vita casa e lavoro, non vuole essere disturbata. Passavo molto tempo in casa e spesso mi ritrovai a chiedermi come mai a nessuno importasse. Ne calcolavo i pericoli e in me si faceva spazio una grande paura, la paura che mi ritrovai inaspettatamente a vivere sul serio, non più come ipotesi. Pensavo ai cani ed al delicato equilibrio di quel enorme castello dove ero immobile. Tutto poteva crollare, tutto stava crollando ed io conservavo giusto qualche bagliore di lucidità, ma ormai ero spenta ed arresa. Se io non fossi uscita con chi sa chi quella sera, non sarebbe successo. La mia presenza è stata fondamentale nella sua morte e lui mi aveva avvisata, ero l'unica a cui faceva vedere i denti. Gli animali sanno e noi non possiamo sapere. Certo che non credo possano vivere nel futuro ma sono fautori delle geografie, raramente si perdono. Hanno la direzione e con quei piccoli accenni di disprezzo era lì a ricordarmi che non ci sarei dovuta essere, che avevo sbagliato e che ne avrei pagato le conseguenze. Mi faceva riflettere. Mi ero illusa di tante soluzioni che non erano nient'altro che una possibilità, niente di concreto. Mi addormentavo la sera con una persona pesante, pesantissima da tenere accanto, provavo a ridere e funzionava ma cosa c'era di più che questi tentativi? Mi piaceva molto stare ferma in quel periodo. Mi sdraiavo sul divano e crogiolavo lì, tra un pensiero ed un altro. L'angoscia del loro odio mi stava scottando il cuore, ero in fiamme, ma non volevo mollare la presa. Ditemi perché essere abbandonati a volte lascia una scelta, è un'ingiustizia. Un randagio abbandonato dovrebbe allontanarsi da dove lo hanno scaricato in macchina, ma può capitare che aspetti e se ne vada solamente una volta ricordata la strada per tornare. I legami sono questi e io avrei dovuto capire che la strada l'avrei dovuta cercare in un'altra direzione. Perchè certe persone sanno essere orrende, si liberano di te come il testimone ad una corsa e tu sei lì che sbatti di qua e di là senza capire cosa sia successo. Cosa era successo? Cosa avevo fatto? Me lo chiedevano tutti e certo, alcuni non si sono preoccupati di farmi presente il mio pessimo carattere. Ma di quale cazzo di pessimo carattere stavano parlando? Io ero furiosa, ora ditemi chi può essere simpatico colmo d'ira come un caffè americano. Quelle persone non sapevano essere felici, si nascondevano a masturbarsi metaforicamente con diversi segreti ed attività, lontane chilometri ed incapaci di amare. Era gente da pianto soffocato nel cuscino che avrebbe strappato via la mia pelle per un po' di silenzio, per leccarsi le ferite in pace. Io avrei voluto vedere molta più solidarietà ma non tutti ne sono capaci, non tutti ne comprendono il significato e io non ero falsa ero semplicemente io. Questo dava fastidio, le mie osservazioni davano fastidio, i miei gesti di amore non condizionato confondevano. Ero lì per i soldi? Ero lì per la droga? Ero lì per il sesso? Ero lì perché la società mi rifiutava ed ero malata e non avevo scelta? Io ero lì per amore. Visti i risultati pare che io abbia confuso le cose. L'amore non si chiede, ma nemmeno si pretende. L'amore fluttua inosservato, intrecciato, in ogni minuto della nostra vita ed ogni tanto si manifesta come in meravigliose acconciature spettinate di mattina. Eppure tutti volevano un monumento di amore, qualcosa che li facesse sentire fieri ed amati da chi pensavano di amare, ma in realtà detenevano come una proprietà intellettuale. Ed io ero lì, come un soldato o muratore, un po' più Mary Poppins a dire il vero e non pensavo di farcela. Infatti certe case è meglio non abitarle. Chi è rotto può piacersi così e godere nel lamentarsi. Avrei potuto piangere molto di più, infondo io ero tornata dall'inferno e lì scottava forte. Ma non lo feci, cercai di rimanere in piedi tra uno spinello e l'altro, chiaramente in difficoltà ma ormai nel meccanismo.
Il tempo come un orologio stava scorrendo ed il cancello era diventato un'abitudine. Come tuo figlio che si droga, l'altro che piange, i gatti che si odiano, i cani che ti mostrano i denti, le piante che crescono in giardino ed il cancello aperto spalancato sulla statale. Così una sera sentimmo il botto, scesi e vidi il sangue. Implorai il signore di non trovare la testa nel fosso e lui mi accontentò. Trovai io la bestia più speciale di sempre, inerme, morta e sanguinante sul ciglio della strada esattamente sulla fermata del bus. Come a dirmi "è ora che tu te ne vada davvero".
Dicono che non tutto ha una spiegazione, che le coincidenze esistono ma la vita è una tavolozza di colori, contiene ogni sua forma e manifestazione, nei poli opposti l'unità e niente va escluso dal vivere. Fa parte del gioco. Quella sera mi resi conto che tante risposte si possono trovare nella scena del crimine. Tutto andò come previsto, niente passi indietro, fermezza sul rancore e tantissima indifferenza generale. Nessun abbraccio, diversi rifiuti e io insieme alla mia gatta osservavamo da lontano un lutto in mille pezzi.
Commenti
Posta un commento